martedì 14 ottobre 2014

Le bombe d'acqua e la fiera dell'ipocrisia

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

In questi mesi abbiamo scoperto un nuovo fenomeno atmosferico: le bombe d'acqua. Lo scivolamento semantico dal più neutro nubifragio alle bombe, sembra servire a discolparci. Di fronte ad un vero e proprio bombardamento sembriamo più propensi a cercare colpevoli in chi non riesce a prevedere questi eventi, che non in chi avrebbe dovuto rendere il nostro territorio capace di resistervi.
Ovviamente le bombe d'acqua non esistono. Si tratta di fenomeni atmosferici estremi, ma noti, che da decenni colpiscono il nostro territorio. Certo il riscaldamento globale può aver contribuito ad un acutizzarsi dei fenomeni, ma quello che è cambiato è soprattutto il territorio, più fragile perché più costruito, meno adatto ad assorbire gli urti del maltempo.
Per decenni il movimento ambientalista ha segnalato l'esigenza di porre mano alle conseguenze delle nostre azioni sul territorio, e ha segnalato i pericoli che ne sarebbero potuti derivare per tutti noi.
Ma l'intera classe dirigente, inclusi i grandi giornali che oggi a gran voce invocano la prevenzione, ha dapprima considerato le proposte ambientaliste come folclore, e poi le ha indicate come causa della stagnazione del paese.

La proposta di destinare delle risorse ingenti ad un piano di manutenzione del territorio avanzata dagli ambientalisti e da SEL è stata beatamente ignorata.
Nel mentre ben maggiori risorse vengono destinate a grandi opere che stressano il territorio (prima il Mose, ora il gasdotto in puglia, l'alta velocità nelle valli alpine, ecc).
Ora gli stessi che per decenni hanno ignorato o persino difeso il sacco del territorio, si stracciano le vesti per il fango che copre come un sudario i centri storici di belle città come Genova e Parma. Con l'arroganza di chi non deve rendere mai conto di quello che ha detto e fatto per decenni, si cerca il capro espiatorio nel blocco di questo o quel cantiere, la cui efficacia nel contenere le “bombe d'acqua” è tutta da dimostrare.
Nulla si dice di decenni di costruzione sugli alvei dei fiumi, sull'abbandono delle montagne e della manutenzione dei boschi e degli alvei.
Siamo pronti oggi ad immolare il sindaco di turno per celebrare un rito sacrificale, pronti da domani a chiedere grandi opere come prima, a dileggiare gli ambientalisti come prima, fino alla prossima bomba d'acqua o al prossimo terremoto.
Nella fiera dell'ipocrisia nessuno sembra avere il coraggio di dire le uniche cose sensate da dire: che una parte del territorio che abbiamo sottratto ai fiumi va restituito, che bisogna liberarli da argini di cemento per permettere esondazioni controllate in campagna e non in città, che bisogna demolire intere zone industriali, commerciali e residenziali costruite dove non dovevano esserlo.
Siamo tutti colpevoli, per non aver voluto vedere mentre tutto ciò accadeva, per non aver voluto ascoltare i pochi che ci avvertivano dei danni, per aver votato per decenni chi sul sacco del territorio ha pensato di costruire il proprio successo politico o economico.

Ora non ci sono soluzioni miracolistiche: anche se cominciassimo a correre ai ripari da domani, per anni saremo sotto tiro di una natura che non è vendicativa, ma che semplicemente non può essere ignorata.

mercoledì 8 ottobre 2014

Elezioni provinciali: abolita la democrazia rimane la spartizione fra lobby.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia


Il 12 ottobre per la prima volta una assemblea rappresentativa non sarà eletta dai cittadini, ma nominata da un nucleo ristretto di persone (i consiglieri dei comuni della provincia di Reggio Emilia) che in questi giorni sono stati oggetto di pressioni da parte delle lobby interne ai partiti più grandi, per sostenere questa o quella cordata. Tutto avviene in modo opaco, segreto. Il 12 ottobre sarà un momento triste per la democrazia.Il meccanismo inventato anticipa quello che avverrà con il Senato dei nominati, qualora passasse la sciagurata riforma costituzionale ed elettorale voluta dal PD di Renzi.
Per questo pensiamo che chi si oppone allo scempio della Costituzione sul Senato non elettivo, non possa far passare in silenzio l’adozione della Provincia dei nominati.
Sinistra Ecologia Libertà sostiene l’appello all’astensione reso pubblico da parte di alcuni consiglieri comunali, ed invita tutti gli altri, di qualunque appartenenza politica siano, a non rendersi complici di questo scempio.


Alfano fa il fondamentalista e contro i diritti civili detta la linea a Renzi.

Lucia Lusenti, consigliera comunale SEL Reggio Emilia
Michele Bonforte, coord. prov. SEL Reggio Emilia

Alfano ha scritto ai Prefetti perché vengano annullate le delibere dei Consigli Comunali che hanno deciso di trascrivere e quindi riconoscere le nozze, tra persone dello stesso sesso, celebrate all'estero.
Alfano ha quindi chiesto che i risultati politici ottenuti a favore dei diritti civili grazie al lavoro di rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti, vengano resi nulli.
Questo è gravissimo. Non ci vuole un costituzionalista esperto per accorgersi che questi sono gesti antidemocratici e assolutamente irrispettosi della volontà popolare.
Il PD, quando ha scelto di essere un partito di sinistra, di allearsi con SEL e non con il “Nuovo Centro Destra” di Alfano, ha sostenuto questa battaglia per i diritti civili. Le destre, anche nel nostro Consiglio Comunale, come in Parlamento, l’hanno osteggiata.
Questa strana maggioranza Renzi-Alfano (e Berlusconi) vede renzi specializzato negli annunci, e la destra specializzata nel fare in concreto. Sacconi detta la linea sui diritti sociali e l’art. 18. Alfano ora emette fatwa contro i diritti civile dei gay.
Ora speriamo che questa “circolare” del ministro non intimidisca nessuno. Auspichiamo che nel nostro Comune (Reggio Emilia) il Sindaco Vecchi mantenga la posizione forte coraggiosa e giusta, che ha difeso in Consiglio Comunale durante la votazione della mozione. E lo invitiamo a fare fronte con Il Sindaco di Bologna che ha già annunciato la propria disubbidienza civile contro Alfano.
Ci auguriamo che si vada avanti: procedendo con la delibera per la trascrizione.
Dal canto nostro noi certamente non abbasseremo la testa davanti ai giochini di Alfano.