lunedì 26 gennaio 2015

Sinistra: facciamo sul serio.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

La convention “Human Factor” che si è svolta a Milano è stata una straordinaria fucina di idee, sia per i 40 tavoli tematici che per la qualità dei contributi degli ospiti. A sinistra ci sono le idee necessarie per governare la crisi economica e sociale, idee che invece non ci sono nel campo liberista in cui è approdato il PD di Renzi. Le politiche di austerity e di compressione dei diritti sociali e del lavoro non ci fanno uscire dalla crisi, anzi l’aggravano in una spirale che si avvolge su se stessa, e mettono in campo un ulteriore pericolo: quello di una implosione democratica e di civiltà che può travolgere l’intero continente come già avvenuto in passato.
Per questo a Milano si è detto che non possiamo limitarci ad avere ragione, ma dobbiamo porci l’obiettivo di vincere e convincere con un programma di governo alternativo al liberismo, cominciando dai territori dove siamo coinvolti nel governo locale, sfidando il PD ad una verifica democratica delle scelte che si compiono.
Su questo elemento, quello determinante del che fare, Human Factor segna un punto di avanzamento timido ma necessario.

Occorre mettere in campo iniziative nazionali, vere e proprie campagne di mobilitazione sui temi del lavoro e della corruzione ad esempio, cioè su temi sensibili per milioni di persone, per la loro condizione sociale, per la loro sensibilità democratica.
Su questi temi il “coordinamento della sinistra” proposto da Vendola potrà verificare la convergenza del fare con tutti coloro che, partendo dalla propria collocazione politica, mettono al primo posto la convergenza sulle idee e sulle pratiche.
Le varie anime della sinistra PD, noi di SEL, il PRC, i Verdi e quanti si sono impegnati nella lista “L’altra Europa con Tsipras” hanno oggi l’occasione di passare dal dire al fare. Solo così saremo credibili agli occhi di coloro, e sono tanti, che attendono una credibile proposta da parte della sinistra. Una proposta radicale sui contenuti, perché i problemi vanno affrontati alla “radice”, democratica nella prassi, perché tutti alla pari possano contribuire, originale nell’agire e nel comunicare.
A Reggio Emilia vi sono le condizioni per divenire un nodo attivo ed importante della rete della sinistra. Portando avanti i temi che ci verranno proposti dal nazionale, ma anche mettendo in cantiere riflessioni ed iniziative su temi importanti per il nostro territorio. Ad esempio sul futuro di Iren, sulla gestione pubblica dell’acqua, sulle nuove povertà, ecc.
La proposta che mi sento di avanzare a tutta la sinistra reggiana è quella di riflettere ed agire insieme. Mettiamo in cantiere una “Human Factor” reggiana, troviamo il modo di discutere e agire democraticamente, anche sperimentando piattaforme di e-democracy.


martedì 20 gennaio 2015

La sinistra può rialzare la testa.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

Accadde al PSI di Craxi e oggi rischia di accadere al PD di Renzi: quando l’unica cosa che ti distingue dalle altre forze politiche è il decisionismo, allora comincia una veloce corrosione ai lati, un assalto alla diligenza del partito che gestisce il potere, da parte di tutto quel sottobosco di corruttele che da decenni inquina la vita pubblica in Italia. Quello slogan ambiguo di Renzi di “catturare il consenso di chi votava Berlusconi” rischia di essere un lasciapassare per chi vuole riciclare la melma della corruttela e della collusione con la criminalità organizzata. Senza una visione alternativa della politica e dei suoi fini, quando l’unica distinzione è fra chi fa e chi non fa, mentre la lista delle cose da fare è una e solo una, allora si riduce la capacità di respingere le infiltrazioni dei portatori di interesse di piccole lobby (legittimi o no).

Quelli che erano segnali isolati, ora disegnano un sistema: non c’è grande opera che non veda coinvolto in indagini qualche esponente del PD e/o delle coop di riferimento in commistione con i soliti noti della destra. Persino la gestione delle emergenze umanitarie appare infiltrata da pratiche criminali e corruttele.
E non sorprende se dalla corruzione nel governo della cosa pubblica si passa all’inquinamento della vita democratica interna del PD, anzi appare logico. Se il PD è di fatto l’unico partito che può credibilmente candidarsi al governo locale e nazionale (una sorta di nuova DC), allora il condizionamento delle sue scelte in merito ai candidati appare una cosa conseguente alla contiguità con aree della corruzione e della criminalità.
Le primarie si stanno trasformando da occasione di partecipazione e di protagonismo del popolo di sinistra, a terreno di condizionamento da parte di portatori di pacchetti di voti raccattati con sistemi più o meno leciti.
Se poi il confine di chi può partecipare alle primarie non è sorvegliato da una scelta politica, allora ci si apre alle pratiche del consenso clientelare organizzato tipico della destra ex democristiana ora neocentrista o berlusconiana.
Se la leadership del PD della Liguria viene scelta da pochi capibastone della destra che portano i propri pacchetti di voti ad inquinare le urne del centro sinistra, allora si è superato un limite che non è più e solo politico ma morale.
Questo paese ha bisogno di una alternativa nelle idee guida per uscire dalla crisi, nella presa di distanza dalla storia infinita di commistione fra politica e corruzione criminale.
Milioni di elettori hanno detto con chiarezza che non sono più interessati a questo squallido spettacolo disertando le urne. Milioni di lavoratori chiedono una nuova politica economica riempiendo le piazze della CGIL.
Ci vuole una proposta che ci porti fuori dalla palude in cui ci ha portato Renzi.
Solo una sinistra che rialzi la testa può farlo.