martedì 27 ottobre 2015

Reato di diversa opinione. Dario De Lucia inquisito dal partito della nazione.

Michele Bonforte

Dario De Lucia, focoso e spumeggiante consigliere comunale del PD è finito sotto inquisizione. Chi lo conosce e lo segue sui social, potrebbe pensare che finalmente gli sia stata imputata la lesione al decoro ed al buon gusto, per l’uso eccessivo di iconografia neo-sovietica nella sua comunicazione.
Invece no, l’imprevedibile ma inoffensivo De Lucia ha commesso il reato di “lesa vescovità”. Ha osato dire la sua opinione sulle opinioni del vescovo Camisasca.
Ecco la dichiarazione criminale di Dario: “sentinelle in piedi, forum della famiglia e vescovo Camisasca sono un bel molloch di conservazione e propagatori di odio”.
Una opinione condivisibile o meno (ed io la condivido) ma un’opinione.
Ma cosa sono “le sentinelle in piedi”?
Dal loro sito riporto: “In Italia le Sentinelle in Piedi sono nate in difesa della libertà di espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al Senato. Presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il testo è invece fortemente liberticida in quanto non specifica cosa si intende per omofobia lasciando al giudice la facoltà di distinguere tra un episodio di discriminazione e una semplice opinione.”
Si tratta dunque di un movimento che rivendica la libertà di espressione contro un progetto di legge di un deputato del PD che cerca di introdurre in italia il reato di omofobia.
Questa frangia fondamentalista del mondo cattolico rivendica il diritto di stigmatizzare le persone omosessuali (anzi le persone con tendenze omosessuali), ma non riconosce che altri (fra cui dario) possano esercitare la loro libertà di espressione su quanto da loro sostenuto.
Non c’è di che in quanto a coerenza! E mezzo PD in consiglio comunale a Reggio Emilia si accoda al gruppo consiliare di Forza Italia, che chiede ed ottiene la pubblica inquisizione del discolo De Lucia.
Le parole usate da FI in consiglio comunale sono impegnative:”Chiunque ricopre un ruolo istituzionale deve attenersi ad atteggiamenti decorosi e rispettosi del ruolo medesimo”.
Niente male per chi ha sostenuto, per ben 20 anni, la pratica della prostituzione e corruzione di stato da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi.
Lunga vita al compagno De Lucia!

giovedì 22 ottobre 2015

Se si privatizza l'acqua, si incrina la maggioranza

Michele Bonforte, 
coordinatore provinciale SEL

Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal Vicesindaco Matteo Sassi e dall’Assessore Mirko Tutino. Se nel PD sta maturando una posizione favorevole alla privatizzazione dell’acqua, questa va discussa in un ambito pubblico, nel consiglio comunale di Reggio Emilia (e degli altri comuni della provincia).
Noi di SEL non riconosciamo al PD il ruolo di giudice di ultima istanza sulla fattibilità tecnico-economica di un progetto di ripubblicizzazione del servizio idrico. Sono tali e tante le imprecisioni e la disinformatia che in questi mesi è fuoriuscita da via Ghandi, che il nostro raiting sulla credibilità di quanto viene detto su questo argomento dal PD reggiano sfiora il CCC. Noi pensiamo che lo studio fatto da Agenia sia serio e convincente. Se qualcuno ha dei dubbi, invece di confezionarsi interpretazioni ad hoc, è utile che si rivolga agli uffici del Parlamento, che potranno dirimere ogni questione interpretativa. Il PD reggiano ha numerosi parlamentari che potranno occuparsi di ciò. Noi lo abbiamo fatto con il nostro gruppo parlamentare e per questo sosteniamo il progetto di Agenia.
Siamo comunque disponibili a valutare piani alternativi, anche più prudenti nei tempi e nelle risorse, che abbiano comunque il fine di portare il servizio idrico al 100% in mano pubblica e di evitarne la privatizzazione attraverso la gara.
Attendiamo dal Sindaco Luca Vecchi una proposta articolata da sottoporre ad un dibattito pubblico in consiglio comunale.
Quello che non possiamo accettare è l’ipocrisia di privatizzare l’acqua con la scusa che vi siano impedimenti tecnici e normativi ai possibili progetti di ripubblicizzazione.
Sono rimasti pochi giorni per evitare un esito che avrebbe inevitabilmente delle ricadute politiche. Deve essere chiaro a tutti che se il Sindaco ed il suo partito rompono su un punto dirimente del programma presentato agli elettori, allora si assumono la responsabilità di incrinare la maggioranza a Reggio Emilia ed in altri comuni della provincia.
Sul che fare discuteremo in SEL.
Possiamo solo assicurare che sapremo essere creativi.
Affinchè sulla privatizzazione dell’acqua non scenda una coltre di silenzio.

martedì 20 ottobre 2015

Renzi all’assalto della sanità pubblica

Michele Bonforte

La legge di stabilità (ex finanziaria) è ormai consegnata al dibattito pubblico. Ci sono provvedimenti simbolici, e quelli di dura sostanza economica e sociale. Ad oggi l’attenzione si è concentrata maggiormente sull’elevamento a 3.000 euro dei tetto per i pagamenti in contanti. Questa misura non produce infatti rilevanti effetti economici, ma ha un alto valore simbolico. Renzi dice a tutti: fate affari, anche evadendo, purché riprenda a girare l’economia. Una misura politica con cui si chiama a raccolta l’esercito degli evasori per sostenere il governo e per esserne legittimati politicamente. Una misura scandalosa, che sembra però oscurare le parti della legge di stabilità ispirate ad un feroce attacco ai ceti più deboli.
La sanità è fra queste.
Dopo tanto parlare si rinuncia alla spending review, cioè all’idea che la spesa possa essere risanata intervenendo sulle singole voci che la determinano, e si torna ai tagli lineari che colpiscono soprattutto le regioni più virtuose.
Il Fondo sanitario nazionale viene tagliato rispetto a quanto pattuito con il “patto per la salute” con le regioni di almeno 4 miliardi. L’Emilia Romagna, che sino ad ora è riuscita a stare nella parità di bilancio, rischia ora di andare in disavanzo o di dover tagliare i servizi essenziali resi ai cittadini.
Ma le regioni rischiano di dover ridurre da un’altro versante la spesa sanitaria. Difatti la legge di stabilità prevede il “Concorso delle Regioni alla finanza pubblica” con un taglio di 8 mld per il 2016, 4 mld per il 2017 e 5,5 mld sia per il 2018 che per il 2019. Le Regioni cioè devono risparmiare decidendo loro come e dove, ed essendo la sanità la loro principale voce di spesa, è facile prevedere dove si andrà a parare.
Non bastassero i tagli imposti alle regioni, si prevedono meccanismi di taglio della spesa dal “basso”, cioè da parte delle ASL, con l’imposizione dei “prezzi base”. I “prezzi base” riguardano farmaci e dispositivi medici, e in genere sono i prezzi di riferimento più bassi, e non il loro valore mediano. Per risparmiare si obbligano gli operatori ad impiegare per la cura delle malattie non i mezzi più appropriati al malato ma quelli meno costosi. E’ la famosa favola della siringa che costa diversamente da regione a regione. Ma come ben sa chi fa la spesa al supermercato, dello stesso prodotto vi sono quelli di fascia alta, media, ed il “primo prezzo”. Provate con le mozzarelle e sicuramente troverete una bella differenza di qualità. Ora le medicine ed i dispositivi medici non hanno differenze di sapore, ma probabilmente differente capacità di cura.

Last but not least, si prevede l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea). E’ lecito sospettare che ciò avverrà non adeguandoli a moderni standard sulla salute dei cittadini (a quando le cure odontoiatriche nel SSN per tutti?), ma al ribasso, come nel caso del recente decreto sull’appropriatezza che ha limitato di fatto le prestazioni diagnostiche gratuite. Queste prestazioni sarebbero interamente a carico del cittadino.

Il diritto alla salute esce profondamente intaccato da questa manovra finanziaria, come mai era stato fatto in passato da governi di destra o di sinistra che fossero.
Occorre mettere in campo una iniziativa di contrasto che coinvolga tutti, associazioni professionali, sindacati, utenti.
Ci vorrebbe uno sciopero generale a difesa del diritto alla salute.

Se non ora, quando?

mercoledì 7 ottobre 2015

Sulla costituzione ferita, sul lavoro umiliato, nasce il partito della nazione.


Michele Bonforte

Con l’apporto determinante della pattuglia dei senatori di Verdini, Renzi ha disarmato la sinistra interna al PD. C’è una nuova maggioranza che sostiene il governo, che può fare a meno di Bersani e soci. L’ancoraggio a destra del programma di governo e la manomissione della Costituzione ha ormai convinto i più pragmatici del centro destra: se si vuole realizzare quello che la destra propone da anni, bisogna puntare su Renzi.
Molti commentatori hanno calcato la mano sul profilo poco presentabile di questa pattuglia di parlamentari. In effetti in questo cambiar casacca continuo c’è tutto il marciume del trasformismo italiano, e la bassezza di interessi privati che così si vogliono perseguire.
Ma vorrei mettere l’accento sul fatto che questi parlamentari con il loro sostegno a Renzi, rendono credibile il suo progetto: attirare i voti da destra e liberarsi dei gufi a sinistra. Il Partito della Nazione tanto vagheggiato o temuto sta nascendo sotto i nostri occhi. Dalle aule parlamentari si diffonde nel corpo sociale, chiamando a raccolta gli interessi di quelle aree sociali che da decenni, passando dal pentapartito di Craxi, al ventennio di Berlusconi, hanno perseguito i loro interessi calpestando quelli di chi sta peggio. Chi ha lucrato da sempre sulla spesa pubblica o sull’impunità fiscale, vede oggi un approdo che può salvarli da politiche di risanamento morale, economico e sociale del paese che una seria sinistra di governo potrebbe fare.
Renzi, agli occhi di questo blocco sociale, è l’argine contro politiche di sinistra. Il partito della nazione è la trasformazione degli interessi di questo blocco sociale neo-conservatore in programma di governo. L’agenda del Governo Renzi corre veloce per rendersi credibile agli occhi di questi interlocutori. Ruolo sociale del lavoro, carat­tere pub­blico della scuola, riforma della costi­tu­zione e legge elet­to­rale sono il ter­reno di un attacco gene­rale ai diritti dei lavoratori e alla demo­cra­zia par­la­men­tare. In questi giorni Renzi ha aggiunto la cancellazione della tassa sulle case di lusso, una intenzione di normalizzazione della RAI e non mi sorprederebbe vedere nelle prossime settimane un attacco ai contratti nazionali di lavoro ed al diritto di sciopero.

E’ una agenda impressionante, che realizza in pochi anni i sogni più antichi della destra. Ne esce fuori un paese fortemente polarizzato, dove si annuncia una ripresa economica che si costruisce sulla riduzione dei diritti e delle retribuzioni dei lavoratori.
Di fronte a questa dura realtà occorre che chi aspira ad una diversa direzione di marcia si assuma le proprie responsabilità. Vale per chi si attarda da sinistra dentro il PD pensando di poterlo salvare da questa mutazione cromosomica, non accorgendosi di renderla semplicemente più digeribile e presentabile. Vale per la sinistra disarticolata che ad oggi non riesce a darsi un profilo unitario e che è chiamata a dimostrare la propria efficacia come in tanti altri paesi europei.

Questo è il momento delle scelte che fanno la storia.
Tutto il resto, per quanto importante, verrà semplicemente dimenticato.