mercoledì 26 novembre 2014

La sinistra che vorrei, la sinistra che verrà.

Michele Bonforte

La mutazione genetica del PD di Renzi, apre alla sua sinistra spazi di speranza o di disperazione. Se prevarrà l’uno o l’altro scenario dipenderà da cosa farà nei prossimi mesi la sinistra rissosa e frantumata che ci ritroviamo.
La disperazione è quella che potrebbe portare milioni di cittadini, spesso lavoratori, precari e/o disoccupati, al disincanto, alla fuga dalla politica, a farsi coinvolgere in avventuristiche iniziative di stampo populista.
La speranza è quella di costruire uno spazio politico a sinistra che sia in grado, per idee e dimensioni, di condizionare il quadro politico, di condizionare cioè ciò che concretamente si fa.
Per realizzare tale speranza occorre rimuovere le scorie che hanno frantumato la sinistra in questi anni, superando due errori capitali che sono alla base della sua attuale inconcludenza: il minoritarismo ed il verticismo.

Il minoritarismo è quella attitudine di proporsi come piccola area antagonista e settaria che dice cosa non va, che può anche suggerire cosa andrebbe fatto, ma che è incapace, qui ed ora, di dire come e con chi si potrà governare il paese per realizzare queste proposte. Se questa attitudine era ammissibile 10 anni fa, oggi essa è fuori dal comun sentire anche del più arrabbiato oppositore dello stato di cose esistenti.
Tutte le sinistre nate in europa, e fuoriuscite dal paradigma del 900, si pongono l’obiettivo di governare, sfidando la sinistra moderata al coraggio di una coalizione. Lo fa la Linke in Germania, lo fa Syriza in Grecia, la fa Podemos in Spagna. La sinistra moderata spesso preferisce l’alleanza con la destra in esperienze di grande coalizioni, che quasi sempre rafforzano la destra e svuotano la sinistra moderata. In Grecia tale tendenza al suicidio ha portato il Pasok ai minimi termini, e ciò oggi permette a Syriza di candidarsi al governo come la forza principale.
In Italia la situazione appare diversa, ma lo è per come si è arrivati alla grande coalizione: Bersani ha perso elezioni già vinte, per l’ossessione di voler coinvolgere le forze di centro, per la paura di fare cose di sinistra sotto l’occhio della troika europea. Renzi ha solo tirato le dovute conclusioni: se non voglio/posso governare con un programma di sinistra perché avrei l’Europa contro, tanto vale allora imbarcare la destra, e slittare il PD su posizioni centriste. La grande coalizione in Italia è a geometria variabile (con Berlusconi con un piede dentro e uno fuori), e soprattutto sta incubando la trasformazione del PD da partito di sinistra moderata a partito di centro di stampo europeo.
Questa sembra la specificità italiana con cui fare i conti nei prossimi anni, se beninteso una sinistra ci sarà.
Il verticismo è quella attitudine a proporre e creare meccanismi decisionali elitari, esclusivi dei più.
Lo strumento partito per come l’abbiamo conosciuto, sembra incapace di reggere nei propri confini organizzativi la domanda di partecipazione e di decisione che sale dal popolo di sinistra, che è presente nella nuova dimensione della vita quotidiana di tutti noi, innervata di connessioni e condivisioni sui social network. Partecipazione e decisione che derivano dal cambiamento che in questi ultimi decenni ha diffuso fra le classi subalterne conoscenze, competenze e capacità intellettuali. Uno strumento, il partito, nato quando i pochi che avevano competenze intellettuali si proponevano come dirigenti dei più che erano prevalentemente legati al lavoro quotidiano, spesso pesante e che difficilmente lasciava spazio per altre attività.
La realtà è fortemente cambiata nel corso del ‘900 ma lo strumento partito è rimasto pressoché immutato.
Ma fra i meccanismi verticisti, alla fine il partito è il meno peggio, perché almeno ha propri rozzi meccanismi di verifica interna. Peggio sono quei tentativi che, in critica ai partiti, recuperano metodi dell’800, in cui circoli intelletuali, cerchi magici di relazioni private, si pongono sopra il campo disastrato della sinistra, dettando dall’alto delle loro torri d’avorio regole e percorsi. L’esperienza dell’Altra Europa ha avuto questo virus al suo interno: la totale autoreferenzialità di un gruppo di garanti che tenevano a distanza qualunque sistema di verifica democratica.

Nel nostro piccolo in Emilia Romagna non ci siamo fatti mancare il nostro gruppo illuminato (che ha prodotto la lista L’altra Emilia Romagna) che ha rifiutato di sottoporre ad un vaglio democratico ampio la scelta delle alleanze, come proposto e poi fatto da SEL.
In molti casi minoritarismo e verticismo sono strettamente intrecciati, poiché l’uno rafforza l’altro elemento. La sinistra che verrà deve archiviare questi due vizzi.

Rifiutare il minoritarismo non vuol dire deporre i propri argomenti. Anzi dovremo essere radicali. Radicalità vuol dire sapere cosa fare, avere le idee giuste per risolvere i problemi, non girarci intorno per tutelare interessi di ristrette cerchie sociali. Ma non vuol dire affatto ignorare l’esigenza che per fare, occorre costruire una coalizione di forze, trovare un’intesa. L’esigenza di creare coalizione potrà guardare sia verso l’evoluzione che avrà il PD, sia quella che potrà avere il M5S.
Una forza di sinistra ampia, capace di attrarre un 10% dell’elettorato può condizionare il quadro politico e rendere possibili cose che ad oggi sembrano inimmaginabili. Una sinistra smembrata in tanti piccoli pezzi non incide, e dunque non esiste.

Ancora più urgente è emedarsi dal vizio del verticismo.
La sinistra che verrà dovrà darsi una organizzazione. Il partito novencentesco è uno dei modi possibili di organizzarsi. Quel partito è stato pensato e costruito nel ventre del movimento operaio per dare forza ai ceti subalterni. Ma questi ceti sono cambiati, anche per i risultati conseguiti in quei decenni (ad esempio la scolarizzazione di massa) e per le trasformazioni nel mondo della comunicazione e della produzione con l’avvento della rete.
Mentre il PD scivola verso un uso passivizzante della partecipazione con lo strumento delle primarie, il M5S sperimenta gli strumenti nati nella comunità mondiale del software libero.
La democrazia partecipativa è l’orizzonte su cui si deve muovere la nuova forma organizzativa della sinistra, con un uso intenso della rete e delle assemblee, inventanto e sperimentando un metodo misto, dove si possano costruire in rete le proposte, si possano incontrare fisicamente gli interlocutori, e si possa decidere nel modo più ampio e più rapido possibile. Oggi velocità della decisione non è in contraddizione con ampiezza dei decisori.
Una radicale fondazione democratica e partecipativa della sinistra è quello che oggi corrisponde allo sviluppo dell’essere sociale. Qualunque ritrosia alla sperimentazione democratica non ha scusanti.
O andiamo avanti verso la forma organizzativa delle classi subalterne del 2000, o semplicemente la sinistra sparirà.

venerdì 21 novembre 2014

Perché Sinistra Ecologia Libertà, e perché proprio io

 Michele Bonforte
Spiegare perché si accetti di candidarsi ti può portare a un complicato discorso politico, o a proporre vuoti slogan per rendere indispensabile la tua persona. Così non è. Io lo faccio per dare una risposta ai tempi cupi che viviamo. Come momento dell’impegno politico e sociale che ha caratterizzato la mia vita. Perché non sopporto di stare a guardare mentre tutto precipita verso un futuro ostile ed incerto. Perché sento la responsabilità verso le future generazioni (e i miei figli) di provare a lasciargli un mondo migliore.
Quel che sento è già stato detto con parole per me  inarrivabili, per cui semplicemente ve le ripropongo:

Dici per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai. 
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
un’apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi.
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta oltre la tua.
A CHI ESITA - di Bertolt Brecht

martedì 14 ottobre 2014

Le bombe d'acqua e la fiera dell'ipocrisia

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia

In questi mesi abbiamo scoperto un nuovo fenomeno atmosferico: le bombe d'acqua. Lo scivolamento semantico dal più neutro nubifragio alle bombe, sembra servire a discolparci. Di fronte ad un vero e proprio bombardamento sembriamo più propensi a cercare colpevoli in chi non riesce a prevedere questi eventi, che non in chi avrebbe dovuto rendere il nostro territorio capace di resistervi.
Ovviamente le bombe d'acqua non esistono. Si tratta di fenomeni atmosferici estremi, ma noti, che da decenni colpiscono il nostro territorio. Certo il riscaldamento globale può aver contribuito ad un acutizzarsi dei fenomeni, ma quello che è cambiato è soprattutto il territorio, più fragile perché più costruito, meno adatto ad assorbire gli urti del maltempo.
Per decenni il movimento ambientalista ha segnalato l'esigenza di porre mano alle conseguenze delle nostre azioni sul territorio, e ha segnalato i pericoli che ne sarebbero potuti derivare per tutti noi.
Ma l'intera classe dirigente, inclusi i grandi giornali che oggi a gran voce invocano la prevenzione, ha dapprima considerato le proposte ambientaliste come folclore, e poi le ha indicate come causa della stagnazione del paese.

La proposta di destinare delle risorse ingenti ad un piano di manutenzione del territorio avanzata dagli ambientalisti e da SEL è stata beatamente ignorata.
Nel mentre ben maggiori risorse vengono destinate a grandi opere che stressano il territorio (prima il Mose, ora il gasdotto in puglia, l'alta velocità nelle valli alpine, ecc).
Ora gli stessi che per decenni hanno ignorato o persino difeso il sacco del territorio, si stracciano le vesti per il fango che copre come un sudario i centri storici di belle città come Genova e Parma. Con l'arroganza di chi non deve rendere mai conto di quello che ha detto e fatto per decenni, si cerca il capro espiatorio nel blocco di questo o quel cantiere, la cui efficacia nel contenere le “bombe d'acqua” è tutta da dimostrare.
Nulla si dice di decenni di costruzione sugli alvei dei fiumi, sull'abbandono delle montagne e della manutenzione dei boschi e degli alvei.
Siamo pronti oggi ad immolare il sindaco di turno per celebrare un rito sacrificale, pronti da domani a chiedere grandi opere come prima, a dileggiare gli ambientalisti come prima, fino alla prossima bomba d'acqua o al prossimo terremoto.
Nella fiera dell'ipocrisia nessuno sembra avere il coraggio di dire le uniche cose sensate da dire: che una parte del territorio che abbiamo sottratto ai fiumi va restituito, che bisogna liberarli da argini di cemento per permettere esondazioni controllate in campagna e non in città, che bisogna demolire intere zone industriali, commerciali e residenziali costruite dove non dovevano esserlo.
Siamo tutti colpevoli, per non aver voluto vedere mentre tutto ciò accadeva, per non aver voluto ascoltare i pochi che ci avvertivano dei danni, per aver votato per decenni chi sul sacco del territorio ha pensato di costruire il proprio successo politico o economico.

Ora non ci sono soluzioni miracolistiche: anche se cominciassimo a correre ai ripari da domani, per anni saremo sotto tiro di una natura che non è vendicativa, ma che semplicemente non può essere ignorata.

mercoledì 8 ottobre 2014

Elezioni provinciali: abolita la democrazia rimane la spartizione fra lobby.

Michele Bonforte
coord. prov. SEL Reggio Emilia


Il 12 ottobre per la prima volta una assemblea rappresentativa non sarà eletta dai cittadini, ma nominata da un nucleo ristretto di persone (i consiglieri dei comuni della provincia di Reggio Emilia) che in questi giorni sono stati oggetto di pressioni da parte delle lobby interne ai partiti più grandi, per sostenere questa o quella cordata. Tutto avviene in modo opaco, segreto. Il 12 ottobre sarà un momento triste per la democrazia.Il meccanismo inventato anticipa quello che avverrà con il Senato dei nominati, qualora passasse la sciagurata riforma costituzionale ed elettorale voluta dal PD di Renzi.
Per questo pensiamo che chi si oppone allo scempio della Costituzione sul Senato non elettivo, non possa far passare in silenzio l’adozione della Provincia dei nominati.
Sinistra Ecologia Libertà sostiene l’appello all’astensione reso pubblico da parte di alcuni consiglieri comunali, ed invita tutti gli altri, di qualunque appartenenza politica siano, a non rendersi complici di questo scempio.


Alfano fa il fondamentalista e contro i diritti civili detta la linea a Renzi.

Lucia Lusenti, consigliera comunale SEL Reggio Emilia
Michele Bonforte, coord. prov. SEL Reggio Emilia

Alfano ha scritto ai Prefetti perché vengano annullate le delibere dei Consigli Comunali che hanno deciso di trascrivere e quindi riconoscere le nozze, tra persone dello stesso sesso, celebrate all'estero.
Alfano ha quindi chiesto che i risultati politici ottenuti a favore dei diritti civili grazie al lavoro di rappresentanti dei cittadini democraticamente eletti, vengano resi nulli.
Questo è gravissimo. Non ci vuole un costituzionalista esperto per accorgersi che questi sono gesti antidemocratici e assolutamente irrispettosi della volontà popolare.
Il PD, quando ha scelto di essere un partito di sinistra, di allearsi con SEL e non con il “Nuovo Centro Destra” di Alfano, ha sostenuto questa battaglia per i diritti civili. Le destre, anche nel nostro Consiglio Comunale, come in Parlamento, l’hanno osteggiata.
Questa strana maggioranza Renzi-Alfano (e Berlusconi) vede renzi specializzato negli annunci, e la destra specializzata nel fare in concreto. Sacconi detta la linea sui diritti sociali e l’art. 18. Alfano ora emette fatwa contro i diritti civile dei gay.
Ora speriamo che questa “circolare” del ministro non intimidisca nessuno. Auspichiamo che nel nostro Comune (Reggio Emilia) il Sindaco Vecchi mantenga la posizione forte coraggiosa e giusta, che ha difeso in Consiglio Comunale durante la votazione della mozione. E lo invitiamo a fare fronte con Il Sindaco di Bologna che ha già annunciato la propria disubbidienza civile contro Alfano.
Ci auguriamo che si vada avanti: procedendo con la delibera per la trascrizione.
Dal canto nostro noi certamente non abbasseremo la testa davanti ai giochini di Alfano.