venerdì 19 gennaio 2018

Catto-stalinismo a Cavriago

Ristrutturare o fare una nuova scuola? Un comitato di cittadini chiede una consultazione su un tema molto locale, prevista dallo statuto di tutti i comuni. Ma a Cavriago una questione pratica, che si dovrebbe discutere con il buon senso, fa emergere quella che è la cultura di fondo del PD locale: un misto di stalinismo ed arroganza, per cui i cittadini non devono permettersi di mettere in discussione le decisioni dell’apparatnik.
Invece di convincere i cittadini della bontà della scelta della giunta comunale, è un continuo erigere barriere ed ostacoli per impedire che possano esprimersi e discutere.
Gli statuti di tutti i comuni devono prevedere il referendum consultivo. Ogni comune ha certi gradi di libertà su come regolamentarlo, ma Cavriago prevede tutti i meccanismi per impedire che di fatto si possa usare. Alcuni sono assurdi, ma leciti, altri insensati e probabilmente al di fuori dello spirito della legge nazionale che ha imposto i referendum consultivi comunali.
Risulta utile fare un parallelo con le norme che regolano i referendum nazionali per vedere a quali vertici arriva l’inventiva antidemocratica del PD di Cavriago.
A livello nazionale occorrono 500.000 firme per indire il referendum abrogativo (cioè il 0,94% del corpo elettorale). A Cavriago il 9% !!! (a Reggio Emilia è invece un più contenuto 4%). Si penserà ragionevolmente che se le firme richieste sono così tante, almeno le modalità e i tempi di raccolta saranno generosi.

Invece no! Le firme a livello nazionale si raccolgono in 90 giorni (90 anche a Reggio Emilia) mentre a Cavriago in soli 60!!! E per non farsi mancare nulla, l’inizio della raccolta firme è stato fissato al 18 dicembre 2017, in modo da togliere di fatto i 14 giorni delle festività natalizie dai miseri 60 giorni previsti.
Ma, si dirà, se un tema è sentito, questi ostacoli non possono che essere delle semplici seccature. I cittadini accorreranno a firmare, e tutto si metterà a posto.

Invece no! Qui si tocca l’apice. I proponenti il referendum consultivo non possono raccogliere le firme se non autorizzati dal Sindaco medesimo, che si prende 7 giorni per autorizzare un banchetto, e che pubblicamente avverte i promotori di non raccogliere le firme porta a porta (come si fa in ogni altra occasione) pena la nullità delle stesse.
I coraggiosi promotori stanno destreggiandosi con abilità in questa giungla kafkiana, e in due settimane di raccolta hanno messo insieme 450 firme. L’obiettivo di 672 firme (il 9% dei 7467 aventi diritto alla data del referendum costituzionale del 4/12/2016) è vicino e forse si può raggiungere.

Ma no! Ultima novità il 9% non si dovrebbe calcolare sugli iscritti alle liste elettorali residenti (come previsto a Reggio Emilia), ma anche su coloro che superano i 16 anni (sia italiani che immigrati) e sui cittadini all’estero (che sono circa 500). Questi ultimi peraltro difficilmente potranno firmare ed è difficile pensare che l’amministrazione comunale organizzi seggi all’estero per farli votare.

La proposta che dice di spendere i pochi soldi che abbiamo per fare una scuola adeguata ai bisogni dei bambini e di chi ci dovrà lavorare, invece di trasformare un edificio storico in un bunker invivibile, che può avere ben altre utili destinazioni, appare assennata e di buon senso.
Ma contro questo desiderio di partecipare dei cittadini di Cavriago è stato risvegliato un moloch burocratico autoritario insensato ed arrogante.
Vedere il Sindaco pagato da tutti noi, urlare davanti al banchetto della raccolta firme per impaurire i cittadini che vogliono firmare, invece di cercare il dialogo e tessere la coesione necessaria a governare il paese, mette tristezza.
Tristezza per il declino di una persona, e per il declino di un partito, il PD, che pure si chiama “democratico”.

Michele Bonforte (cittadino di Cavriago), ed esponente di Liberi ed Eguali

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